Mi è capitato di riflettere con una persona sul termine “Autostima”. Se ne sente parlare spesso ed in genere la si sovrappone con la Realizzazione: “Ho un lavoro che mi piace e quindi mi stimo”, “Possiedo un sacco di belle cose e quindi mi stimo”, “Amo una persona che mi ama allo stesso modo e quindi mi stimo”, e via dicendo.
C’è un legame tra le due cose, ma confondere Autostima e Realizzazione è in realtà una grande trappola, subdola e crudele. Come dice l’etimo della parola stessa, l’autostima è la stima di sé in quanto tali, non per quello che si è fatto. Se la coscienza del proprio valore è basata su traguardi, oggetti, altre persone, non c’è autostima, perché non appena queste fondamenta vengono a cambiare o spariscono anche il nostro mondo crolla. Ironicamente (o tragicamente), è proprio quando queste cose capitano che abbiamo bisogno più che mai di autostima per rialzarci.
L’autostima è la coscienza del proprio valore, né più ne meno. È il punto di incontro tra umiltà e superbia, la conoscenza dei propri pregi e dei propri limiti; la consapevolezza di cosa si è, cosa si vuole essere e dove si vuole andare. È legata al rispetto che si ha per sé, e quindi è legata alla coerenza delle proprie azioni con ciò che si ritiene giusto.
Tutto questo non è egocentrismo, non significa smettere di sognare, di amare, di volersi realizzare; significa soltanto farlo più consapevolmente; capire che non sono punti fermi, per cercare di fare il possibile se vogliamo che ci rimangano ma anche per capire che a volte non c’è nulla che possa essere fatto perché restino.
Significa non raccontare più bugie a se stessi.
La canzone di oggi: Rhapsody – Wisdom of the Kings
Qualche volta la lingua inglese ci viene d’aiuto, proprio perchè loro sono molto più concisi ed efficaci di noi nel linguaggio, che pur nella sua scarna semplicità (l’italiano, in confronto , è barocco), risulta altamente espressiva e diretta…
questo per dire che loro per dire “auto-stima” (parola composta ed estremamente chiara di per se) dicono “self-confidence” ….poco da aggiungere…
Mib
Sono d’accordissimo, l’inglese mi piace tanto anche per questo. Ma non è self-esteem? (vabbé, son finezze
)
Mi è capitato più volte (anche se adesso non ricordo per quali termini) di rendermi improvvisamente conto della composizione e del significato di una parola, nonostante l’avessi utilizzata migliaia di volte. Sono piccole epifanie
Mi viene in mente un esempio “al contrario”, sentito in Kung-fu Panda (guarda te che somme fonti cito…):
“Ieri è passato, Domani è un mistero, Oggi è un dono: per questo che si chiama Presente”.
“self -esteem” è la traduzione letterale di “autostima” ed è un termine più psicoanalitico che colloquiale.
“self- confidence” è da tradurre per di più come “credere in se stessi”…
un esempio banale, quando giochi a pallavolo e fai una serie di errori banali, la squadra avversaria accresce la sua “self confidence” e poi ti fa vedere i sorci verdi
P.s. Quella del “presente” è una chicca favolosa!!!
In effetti pensavo di più al significato psicoanalitico del termine, da qui la mia domanda. In effetti ci sono sfumature diverse.
Parli per esperienza con l’esempio della pallavolo? ^^
esperienza diretta su campi Maltesi
Se la mattina ti guardi allo specchio e invece di vederci occhiaie, capelli fuori posto, brufoli, rughe e migliaia di altri piccoli difetti, ci vedi solo un sorriso … quella è autostima
Sicuramente ne è un chiaro sintomo